Professione Iunior

La Consulta per la Professione Iunior

 

Presentazione

La Consulta per la Professione Iunior istituita dal Consiglio dell’Ordine, opera nel territorio provinciale di Roma da cinque anni occupandosi delle problematiche dei professionisti iscritti alla sezione B. E’ diventata un punto di riferimento a livello nazionale, per gli argomenti trattati e l’aggiornamento continuo sui cambiamenti nomativi che riguardano il mondo professionale dell’edilizia e dell’architettura.

Partecipa attivamente al gruppo di lavoro del Coordinamento del Consiglieri Iunior degli Ordini Provinciali, promuovendo politiche di integrazione di condivisione con gli altri settori tecnici all’interno del quadro nazionale delle professioni intellettuali.

I gruppi operativi della Consulta sono formati da iscritti della sezione B, i quali sono promotori di iniziative e discussioni sulle tematiche da proporre nei vari incontri istituzionali.

L’impegno maggiormente profuso dalla Consulta, è soprattutto mirato ad una più consapevole conoscenza della professione “iunior”, e quindi ad un continuo studio delle competenze stabilite dal DPR 328-01, e delle indicazioni provenienti da altri settori paralleli, inerenti sempre la professione triennale.

Dal 2002 circa al 2005, sono stati anni in cui la sezione B navigava in un “limbo” di incomprensione ed indifferenza, il proliferare dei corsi di indirizzo triennale ha reso ancora più difficile il riconoscimento, da parte della categoria di appartenenza, del ruolo del professionista iunior e della sua formazione.

Con l’attivazione della Consulta, la sezione B si è “animata” di una linfa di speranza per un percorso che sembrava avere, visto i dati provenienti dalle università, vita molto breve. Si sono inseriti membri della Consulta nella Commissione Concorsi dell’Ordine, per valutare dove e con quale limite prevedere l’inserimento della figura iunior. Alcuni partecipano come “tutor” alle esercitazioni organizzate dall’Ordine di Roma per la preparazione agli esami di stato di architetto e pianificatore iunior. Altri collaborano con aziende ed imprese al fine di attivare sinergie nel settore del Design e dell’Arredamento degli interni; insieme al consigliere della sezione B, curano i rapporti con le università, e con il mondo professionale e politico seguendo le varie proposte di legge, accompagnando molto spesso lo studio a documenti di proposta.

Si elencano di seguito alcuni documenti elaborati.

FIRENZE 2006

Incontro dei Consiglieri Iunior Provinciali

Dai diplomi universitari all’architetto iunior: la professione a Roma

ROMA  2007

Commissione paritetica di architetti iunior e pianificatori iunior dell’Ordine degli A.P.P.C. di Roma e Provincia

Note guida incontro del 22 gennaio 2007 – di Antonino Arancio

Documento sulle competenze professionali – di Salvatore Santone

NAPOLI/PERUGIA 2007

Incontro dei Consiglieri Iunior Provinciali

Equipollenza dei titoli universitari nei concorsi pubblici

PALERMO  2008

VII Congresso Nazionale degli Architetti

II Congresso Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori

I percorsi triennali: dalla formazione alla professione

ROMA  2008

Commento alle circolari n. 2 e 3 2008 della Dipartimento della Funzione Pubblica di interpretazione dell’art. 3 comma 76 L. 24 dicembre 2007 n. 244. Finanziaria 2008

Relazione sui requisiti di ammissione per le commissioni integrate , risposta alla nota CNAPPC del 24/07/08 prot. n.000679

TORINO 2009

Incontro dei Consiglieri Iunior Provinciali

Osservazioni sul testo “Guida pratica all’Esame di Stato Architetto Iunior”

ROMA 2009

Workshop organizzato dalla Consulta dei Beni Culturali- La realizzazione delle opere nei BB.CC.: protagonisti a confronto

Il ruolo dei  professionisti della sezione B nella rete delle competenze

ROMA 2009

CIRCOLARE CNAPPC del 02-07-09 n. 0000493 – Oggetto: Competenze Architetto Iunior e Pianificatore Iunior

Luisa Mutti 

La figura “Iunior” in Italia dalla formazione alla professione

“Sì, Archité, ma quanto ce fa’ al metro cubo?” ecco la domanda che spesso ci sentiamo fare all’inizio di una nostra collaborazione.

E questo vuole dire:
1. Che la qualità architettonica nel processo edilizio non interessa più.
2. Che l’imprenditore non riconosce l’architetto come figura professionale alla quale rivolgersi per risparmiare sul costo di costruzione, sul costo di manutenzione o capace di rendere più appetibile dal punto di vista economico e commerciale il suo intervento.
3. Che l’iter tecnico e il coordinamento dell’intero processo progettuale è annullato dai sub-appaltatori o dalle maestranze che propongono assemblaggi strutturali, impiantistici e di finitura – a dir poco empirici – che alla fine snaturano l’architettura a vantaggio di un risparmio, spesso inefficace, nel programma finanziario. Questa è la situazione della nostra professione oggi… di chi è la colpa? Buonasera, spendo solo poche parole per presentarmi a voi tutti.
Mi chiamo R. G. e mi occupo della libera professione ormai da tempo, da sempre con impegno e grande passione, nel 2005 ho fondato l’Associazione “Architetti Professionisti”, con lo scopo di restituire alla figura dell’architetto il suo alto valore – oscurato ormai da troppo tempo – attraverso un nuovo dialogo con la classe politica, che ha perduto progressivamente l’interesse per questa figura professionale e che – al contrario – dovrebbe difendere e valorizzare.
Quindi l’Associazione, aderente alla Consulta dei Professionisti per l’impresa di Confcommercio Roma – benaccolta anche dal nostro Ordine – nasce allo scopo di instituire un valido interlocutore tra gli architetti e le pubbliche amministrazioni, e di monitorare e discutere il ruolo che gli architetti sono chiamati a svolgere per la realizzazione di architetture di alta qualità, nella città di Roma. La Confcommercio – lo sapete – è la più grande rappresentanza d’imprese in Italia e, in particolare a quella di Roma, aderiscono oltre 50 associazioni di categoria. Non ha fini di lucro, è quindi una struttura libera e in continua evoluzione, che aderisce ad enti organizzati di carattere provinciale, regionale, nazionale ed internazionale; e – aggiungo – il presidente della Confcommercio di Roma, Cesare Pambianchi, e il presidente della Consulta, Eduardo Stagnitti, hanno visto positivamente l’entrata nella Confcommercio dell’Associazione, che sta lavorando assiduamente – organizzando dibattiti, convegni e mostre – per riconsegnare all’architetto italiano un’immagine rinnovata, più forte, e un ruolo importante che lo contraddistingua nei processi che riguardano la realizzazione di architetture di alta qualità. Sono stato invitato a questo incontro, e ringrazio dell’invito l’arch. Luisa Mutti, per esprimere un mio parere riguardo questa nuova figura che si sta – sebbene con le incertezza e le difficoltà proprie del “nuovo” – iniziando nel mondo della nostra professione.
Premesso che, qualunque formazione universitaria si sia avuta, sia necessario avere sulle spalle almeno 10 anni di libera professione, per poter iniziare a definirsi architetto professionista, possiamo certamente discutere dell’inserimento, io dico – certo – positivo, di una nuova figura professionale all’interno del nostro Ordine. L’Architetto iunior è senza altro una figura, nel panorama della professione, che presenta delle potenziali qualità, ma che tuttora sono poco delineate e ancora non del tutto definite. Introdotta in Italia in seguito alla riforma delle professioni (iniziata con il DPR 328/2001, in risposta alla direttiva europea n. 384-1985), per la formazione di questa nuova figura si prevedono lauree di durata triennale e un esame di stato con il quale si ottiene il timbro e perciò la possibilità di esercitare.
L’architetto iunior è stato pensato quindi come una figura capace di accedere al mondo del lavoro in tempi più rapidi, rispondendo così alle necessità, che emergono dal mercato, di avere professionisti sempre più giovani.
Si tratta – mi sembra – di una figura professionale, direi veloce e snella, intermedia – tra il geometra e l’architetto -, e allo stesso tempo però legata strettamente al mondo dell’architettura. Positivo – credo – sia sicuramente l’inserimento veloce nel mondo della professione, ma, come premesso, seppure le università avessero preparato al meglio i loro studenti, sono dell’idea che sia assolutamente necessario un periodo – e se ne può discutere la durata e le modalità – di tirocinio presso studi professionali, un periodo, forse obbligatorio, prima o dopo aver conseguito il titolo, che possa aiutare al meglio la loro specializzazione e il loro cammino nella professione.
Così come auspicherei, da parte delle università, l’introduzione di corsi post lauream o master di I livello che possano altrettanto specializzare, contemporaneamente all’avvio della professione, gli architetti iunior.
Questa è, di sicuro, una figura che deve mirare verso una specificità tecnica e deve essere sempre più proiettata verso la produzione e il processo imprenditoriale, deve in altri termini essere un professionista più vicino alle aziende, non si interesserà quindi ai grandi interventi architettonici, ma piuttosto allo svolgimento, corretto, di specifici aspetti del processo edilizio. Certamente in questo momento la figura dell’architetto sta subendo profondi cambiamenti: il campo di applicazione che prevedeva di controllare, “dal cucchiaio alla città” – per citare Gropius – sta velocemente scomparendo; e ci sembra che questa figura, alla quale noi tutti siamo profondamente legati, si sia progressivamente particellizzata – architetti, pianificatori, conservatori, urbanisti, paesaggisti – ma la diversificazione delle competenze, a mio parere, non sarà un elemento di pericolo, ma piuttosto un elemento che favorirà una maggiore specializzazione e una più chiara diversificazione delle competenze, che quindi favorirà la collaborazione tra le varie capacità messe in campo. Inoltre, bisogna riconoscere, che il libero professionista singolo è una figura che non esiste più – e aggiungerei – già da molto tempo. Se pensiamo alla complessità che sempre maggiormente un processo edilizio richiede, seppure si dovesse trattare di edilizia “semplice” – per citare la formula che definisce l’edilizia di competenza dell’architetto iunior (DPR 328/2001) – e maggiormente per le grandi opere, sono sempre di più richieste,
e necessarie, differenti figure altamente specializzate, che concorrono alla realizzazione di un edificio.
Stiamo assistendo a un significativo mutamento del vecchio “studio professionale”, perché, se si vuole restare sul mercato, ed essere competitivi, è necessario unire diverse competenze, “l’architetto tutto fare” è un’immagine obsoleta, che, per giunta, non credo sia mai davvero esistita: gli strutturisti, gli impiantisti, i collaudatori, per citarne solo alcuni, sono da sempre all’interno del processo edilizio e concorrono, con noi, nelle diverse fasi di sviluppo dal progetto alla realizzazione. Lo studio professionale (Bioedil Progetti S.r.L.) da me fondato insieme con l’arch. Roberto Santori, si è allineato da tempo a questo nuovo sistema professionale e possiamo certamente definirlo una società d’ingegneria: al suo interno è costituito infatti di diverse figure, ognuna con un ruolo specifico e una preparazione specialistica. E ci avvaliamo, già da tempo, anche della collaborazione di architetti iunior, i quali, vedo che hanno dalla loro parte – chiaramente la giovane età – ma anche l’occasione di trovare la loro strada, e le loro specifiche competenze, in anticipo rispetto a chi esce dall’università dopo 5 anni, minimo – perché è frequente andare fuoricorso e passare molti più anni in facoltà, prima di raggiungere la laurea -. Invece, anticipare l’uscita dalle facoltà – che garantiscono certamente la formazione ma sono ancora così tanto lontane dalle problematiche reali, che presenta il mondo lavorativo – è, per alcuni studenti, un bene, soprattutto per chi vuole trovare una strada professionale e capire in tempi più brevi quali siano le richieste del mercato e le proprie specifiche capacità, e attitudini, in relazione alle offerte lavorative che si presentano. Poi sarà comunque possibile  rientrare all’università e completare, per chi ne sentisse il bisogno, la sua formazione con il conseguimento della laurea quinquennale.La mia esperienza mi fa pensare che gli architetti iunior hanno le capacità per analizzare e affrontare molte problematiche inerenti sia il campo dell’edilizia che quello dell’urbanistica, non meno dei giovani architetti senior, ma certo qui si tratta più delle capacità personali di ognuno, piuttosto che di vera competenza, visto che la loro esperienza lavorativa è ancora troppo limitata nel tempo, per dare un giudizio completo; tuttavia queste nuove figure, diversificate e specializzate, e più in linea con le richieste previste dall’Unione Europea, sono convinto che saranno sempre più competitive, anche nel mercato oltralpe.
Concludo questo mio breve intervento proponendo alcune possibili provvedimenti concreti per migliorare l’entrata degli architetti iunior nel mondo professionale: – Offerta di corsi post lauream (brevi tirocini della durata di 1 anno, ad esempio) pagati dallo Stato. – Obbligatorietà (così come ha già stabilito la Legge Merloni per i giovani professionisti) d’inserire gli iunior nei gruppi di lavoro per gare d’appalto e concorsi.

– Chiara collocazione della figura iunior all’interno delle pubbliche amministrazioni.Queste, per citarne solo alcune, sono le proposte, indirizzate a difendere sul mercato gli iunior; perché possiamo continuare a discutere di questa nuova figura quanto vogliamo, anche piacevolmente – aggiungo – ma se vogliamo ragionare su soluzioni fattive, sono necessarie operazioni indirizzate dalla classe politica che ci governa e che, fra i suoi compiti, deve avere anche quello di sostenere e valorizzare questa nuova figura professionale. Concludo con un invito diretto agli architetti iunior di aderire all’Associazione “Architetti Professionisti” perché è per loro una grande opportunità di interazione con i colleghi, l’Associazione è una garanzia per la categoria, è il luogo dove saranno ascoltati, monitorati e aiutati nell’inserimento alla
professione, e l’iscrizione – lo voglio ricordare – è gratuita.

6-7 maggio 2010                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   Renato Guidi

Presentazione Pianificatori Iuniores

Il compito a me riservato è quello di presentare la figura del pianificatore iunior, quale professionista che opera nell’esercizio della libera professione così come oggi riconosciuto, infatti,  dopo anni di assenza di regolamentazione della professione si è passati ad un cammino certo, che a partire dal disegno didattico veneziano di Giovanni Astengo ed dall’iniziativa reggina di Ludovico Quaroni  “che recepì tale progetto adattandolo alla realtà meridionale”, giustamente approda al dpr 328/01, il quale ha finalmente ammesso all’esame di stato i laureati in urbanistica.

Oggi in Italia, la professione di urbanista-pianificatore territoriale, è una attività regolamentata, infatti, i titoli di pianificatore territoriale e pianificatore iunior si acquisiscono solo dopo aver superato i relativi esami di stato, pertanto la conflittualità pregressa con i laureati in architettura non si presenta più dal momento che si aprono nuovi campi di attività non concorrenti, più peculiari alla specifica formazione dei pianificatori, derivati appunto da corsi di laurea specifici e non generici, né tanto meno onnicomprensivi, ma frutto di percorsi formativi dedicati, dei quali ne cito alcuni:

  • In materia di ambiente, ove appunto il tema  conquista una nuova attualità, candidandosi tale professionista a gestire le combinazioni attuative tra le determinazioni di livello europeo e regionale, così anche fino ai bilanci di sostenibilità ambientale;
  • Nella conservazione del paesaggio il cui tema ancor oggi non ha esaurito il proprio compito e può far nascere nuove potenzialità rispondendo alle richieste di potenzialità progettuale emergenti negli approfondimenti paesistici locali, nell’inserimento di infrastrutture nel paesaggio, nei progetti di riqualificazione urbana;
  • Nel governo del sistema urbano-agricolo, che scaturisce dalla permanenza di accentuate competizioni nell’uso della risorsa del suolo, cosa ormai insostenibile alla luce della concezione multifunzionale delle agricolture europee e componibili attraverso la conoscenza multidimensionale delle dinamiche agro-produttive, dei limiti fisico-ambientali, dei fabbisogni insediativi e della qualità morfologica dell’armatura urbana e territoriale, in maniera da riconoscere i differenti ambiti spaziali di garanzia delle attività agricole e di ricomposizione della città dispersa.

A seguito di tale riforma i pianificatori iunior, possono iscriversi al settore della pianificazione territoriale della sezione b del rinominato ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, tali professionisti possono svolgere le seguenti attività professionali previste dal d.p.r. 328 del 5 giugno 2001, che elenco:

  1. Attività basate sull’applicazione delle scienze volte al concorso e alla collaborazione alle attività di pianificazione;
  2. La costruzione e gestione di sistemi informativi per l’analisi e la gestione della città e del territorio;
  3. L’analisi, il monitoraggio e la valutazione territoriale ed ambientale;
  4. Procedure di gestione e di valutazione di atti di pianificazione territoriale e relativi programmi complessi.

Il laureato in pianificazione territoriale, urbanistica ed ambientale, che previo il superamento dell’esame di stato accede al titolo di pianificatore iunior è un tecnico del territorio con una preparazione pluridisciplinare che gli consente di occuparsi di tutte le attività connesse alla pianificazione territoriale, urbanistica, paesistica, strategica ed ambientale, ossia di tutte quelle attività e di quegli strumenti attraverso i quali viene definita e gestita l’organizzazione di un territorio o di una città, e attraverso i quali si orienta l’uso delle risorse dell’ambiente e del paesaggio verso gli obiettivi che la collettività si è data.

Si tratta appunto di attività di analisi delle realtà territoriali, di concorso e collaborazione alla progettazione dei piani alle diverse scale (ad esempio piani territoriali regionali, piani territoriali provinciali, piani paesistici, piani regolatori comunali), di concorso e collaborazione alla realizzazione di programmi di intervento.

Inoltre, in funzione della propria preparazione universitaria, svolge attività di pianificazione attuativa del territorio, sia di iniziativa pubblica (ppe, l.1150/42), (peep e pdz, l. 167/62), (pip, l. 865/71), (pdr, l. 457/ 78) che privata (pdl, l.765/67), (pdr. L. 457/ 78), la valutazione degli effetti ambientali che le scelte compiute dai piani determinano (via e similari), di incidenza (vinca e similari), dei piani e programmi sull’ambiente (vas), valutazioni economico-finanziarie, ecc..

Attualmente l’offerta formativa degli urbanisti-pianificatori territoriali è svolta nelle seguenti università: Venezia, Reggio Calabria, Milano, Torino, Pescara, Firenze, Genova, Napoli, Palermo, Roma, Sassari e Alghero, Cosenza-Rende , Catania, Padova.

Recenti indagini sulle professioni affermano che si tratta appunto, di una professione fortemente emergente specialmente dopo che l’unione europea ha dato rilevanza alle politiche della pianificazione dello spazio territoriale europeo ed ha adottato numerosi documenti quali la carta di Lipsia, la carta di Aalborg, la carta dei diritti della città, l’agenda territoriale europea, etc.

Concludo dicendo che siamo noi a doverci cercare le occasioni, soprattutto individuando attività di nicchia che non generino affollamento di interessi professionali e la conseguente competizione per gli incarichi, inoltre, perché, ciò che conoscono i grandi urbanisti, non dovrebbe essere trasmesso alle giovani leve?

Roma, 7 maggio 2010

Michele Maria Mazziotta

Pianificatore Iunior Consigliere e Tesoriere Dell’ordine A.P.P.C. Della Provincia Di Matera

 

Sindacato Nazionale Ingengeri Iuniores e Architetti Iuniores

 

L’Associazione nasce nel 2008 come Sindacato Nazionale degli Ingegneri Iuniores e Architetti Iuniores, con l’acronimo SIND.IN.AR.3, per tutelare a livello nazionale, gli iscritti alla sezione B dell’Ordine degli Ingegneri e dell’Ordine degli Architetti, rivendicandone le competenze nell’ambito dell’attività stabilita dal DPR 328 del 5 giugno 2001.

La collaborazione e l’integrazione delle figure professionali degli ingegneri iunior e degli architetti iunior, ha come obiettivo quello di porre in essere azioni che riguardano la professione triennale esercitata sia in forma autonoma che dipendente. Si vuole, di seguito elencare gli scopi per i quali si è sentita la necessità di organizzare una struttura operativa integrata, per il raggiungimento di fini comuni.

Il SIND.IN.AR.3, oltre alle azioni giuridiche a supporto dei propri iscritti nella difesa delle competenze professionali si propone di:

–          diventare struttura politica di livello nazionale per accedere ai tavoli di trattative, riguardanti le problematiche della professione tecnica;

–          proporsi come parte sociale nell’approvazione di normative e leggi che riguardano la professione triennale;

–          consolidare il rapporto con il Ministero dell’Istruzione al fine di un inserimento nelle commissioni  sulla formazione triennale, sia a livello secondario superiore che universitario;

–          proporre modifica di legge al MIUR per l’inserimento del rappresentante iunior, nelle commissioni di esame di stato;

–          proporsi come associazione accreditata alla formazione di corsi di aggiornamento professionale con  il riconoscimento dei crediti;

–          organizzare seminari e convegni su i temi caratterizzanti la professione triennale.

Azioni effettuate e in corso

  • ricorso ad adiuvandum contro il CNI al Consiglio di Stato. Il ricorso è stato vinto con sentenza n. 147372009.
  • Esposti al MIUR, e al Ministero di Grazia e Giustizia, e al Garante della Concorrenza in relazione alla circolare del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici della circolare 68 del CNAPPC
  • ricorso avverso il Servizio Vigilanza e Controllo OO.PP. – Sismico – Supporto Tecnico Protezione Civile della Regione Reggio Calabria per la restituzione del progetto di un ing. civile e ambientale iunior di due piani fuori terra ed uno seminterrato in cls

 Incontri effettuati sul territorio

  • Roma 18 febbraio 2010
  • Verona 8 marzo 2010
  • Firenze 9 marzo 2010

Prossimi incontri previsti

  • Reggio Calabria (in fase organizzativa)

Roma, 6 maggio 2010

Architetto Iunior Antonino Arancio

La figura “Iunior” in Italia dalla formazione alla professione

L’organizzazione dei consiglieri laureati triennali in coordinamento nazionale ha permesso, ai soggetti eletti nei consigli provinciali per la prima volta nell’anno 2005, di potersi orientare e confrontare sul ruolo che gli stessi erano e sono chiamati a svolgere nell’ambito di consigli provinciali consolidati peraltro nell’esperienza e nei membri anche dalla consistente proroga temporale del mandato operata dal Ministero di Grazia e Giustizia nei primi anni del nuovo millennio.

Da un primo scambio di opinioni, relativamente alle modalità di svolgimento dei propri compiti istituzionali nell’ambito dei consigli provinciali, si è poi avvertita quasi immediatamente, la necessità di approfondire le tematiche legate a questa nuova figura professionale istituita con il D.P.R. 328/01, così sconosciuta sia nel percorso formativo sia nelle competenze.
L’organizzazione in coordinamento nazionale dei laureati triennali è dunque stata una
fondamentale, razionale e logica esigenza di approccio dei consiglieri iunior alla realtà ordinistica.
Lo scambio di informazioni, di opinioni, di commenti riguardo lo svolgersi della vita degli ordini, ha permesso di evidenziare un rapporto non sempre felice, a volta estremamente difficoltoso territorialmente disomogeneo, nel dialogo con i colleghi magistrali.
La preoccupazione di esorbitare rispetto alle competenze affidate in modo impreciso dalla
legislazione in essere, è stato uno dei fili conduttori che hanno animato l’azione dei consiglieri iunior. Ma tra non perfette definizioni e la negazione di quanto è riportato nel D.P.R. 328/01 vi è un solco profondo.
Sviscerare la normativa, la giurisprudenza prodottasi (peraltro quasi esclusivamente rivolta ad altre categorie di professionisti), è stato e sarà nel proseguo un lavoro estremamente difficoltoso e dispendioso, vista la produzione normativa abnorme che ha caratterizzato l’ultimo quinquennio e che caratterizzerà gli anni a venire, ma siamo certi che l’attenzione e l’impegno posti nell’affrontare le varie tematiche continuerà anche grazie a coloro, che per la prima volta sono stati eletti nelle recenti consultazioni ed ai quali è garantito sin da ora il trasferimento di quel bagaglio di esperienze, conoscenze maturate sul campo sino ad oggi.
E’ bene ricordare comunque che ogni consigliere, sia egli magistrale o junior, ha l’onore, ma anche l’onere di rappresentare, per mezzo degli ordini, l’intera categoria; come peraltro si ricorda che gli interessi da tutelare sono quelli diffusi della società civile.
L’armonizzazione del triennale nei consigli provinciali ed anche nella percezione dei laureati
magistrali, come precedentemente accennato, ha avuto caratteri di disomogeneità sul territorio nazionale; vi sono stati luoghi in cui il triennale è stato percepito quale risorsa umana e di conoscenza con cui condividere percorsi affini per costruire in seno agli ordini stessi maggiore coesione ed altri invece dove la diffidenza, la scarsa conoscenza, la disinformazione anche riguardo i percorsi formativi, hanno creato non pochi problemi di rapporto.
Il dialogo ed il confronto, sempre cercato, anche nei confronti del CNA, è sfociato in questo ultimo periodo nella proposta di revisione della circolare n.68, specificamente in ordine soprattutto alla definizione dell’ambito delle competenze. E’ indubbio che tale avvicinamento sia la presa di coscienza da parte un po’ di tutti, che la figura triennale è da considerarsi risorsa positiva e non invece figura da destinare e dirottare verso il tanto propagandato (da chi lo vuole ottenere) Albo Unico dei Tecnici in cui confluirebbero geometri, periti e tecnici diplomati della scuola secondaria.
A nostro avviso perseguire tale strada sarebbe deleterio ed autolesionista da parte degli architetti, soprattutto per l’affermazione del principio che se ne trarrebbe: cioè l’acquisizione a tavolino di un percorso universitario, mai sostenuto, ma esclusivamente basato sul riconoscimento dell’esperienza;
ben sappiamo quali esiti si sono raggiunti con le famose convenzioni universitarie in cui su 180 crediti richiesti per la laurea di I livello ne venivano riconosciuti molto spesso 120 per
“l’esperienza” maturata sul campo, ovvero lo sconto di due anni su tre.
L’opposizione a tale progetto, dichiarata sin dai primi annunci di qualche anno fa, trova il propri fondamenti:
– nella scelta di campo di coloro hanno creduto negli ordini, nella loro attività e
nell’attività degli architetti iscrivendosi anziché nei collegi dei geometri negli ordini
degli architettti;
– nel principio di giustizia ed equità di rapporto in funzione delle classi di merito che
contraddistingue una società civile.
La figura del laureato triennale ha svolto inoltre in questi anni un ruolo poco riconosciuto di
cuscinetto tra i diplomati di scuola secondaria ed i classici laureati universitari, frapponendosi tra essi evitando continui attacchi nelle competenze della figura dell’architetto.
La riforma del sistema ordinistico e della professione, di cui peraltro si parla da più di vent’anni ed attualmente ha raggiunto il tavolo del ministero di Grazia e Giustizia a mettervi mano, è vicenda quindi molto seguita.
I forti auspici rivolti al CNA e che fanno parte integrante delle riflessioni rivolte negli incontri avvenuti in queste ultime settimane, sono quindi quelli di affermare le prerogative riconosciute all’intera categoria senza cedimenti, che al contrario sarebbero letti come la ricerca di un capro espiatorio e l’indicazione di vittime sacrificali in un gioco sempre più impostato al ribasso.
Ultimo e anche qui forte auspicio, viene rivolto alle università affinché perseguano con sempre maggiore qualità la preparazione dei propri studenti a tutti i livelli, affinché si possano rinverdire i tempi in cui l’architetto faceva parte di quella categoria definita intellighenzia.

Roberto Saleri