Riforma professioni

DPR 5 giugno 2001 n. 328

L'evoluzione della normativa che regola – per alcune professioni, compresa quella di architetto – l'accesso all'Esame di Stato e definisce le caratteristiche delle prove da sostenere per ottenere l'abilitazione, si adegua alle novità connesse all'istituzione dell'autonomia didattica dell'università (DM 509/99, D 270/2004), ovvero in particolare alla distinzione tra Laurea e Laurea specialistica (magistrale). Il DPR 328/2001 introduce per l'Ordine degli architetti la suddivisione dell'Albo in due Sezioni: la Sezione A, riservata ai professionisti in possesso di Laurea specialistica, che abbiano sostenuto con successo l'esame di Stato; la Sezione B, accessibile con la Laurea triennale e il superamento dell'Esame di Stato. Ognuna delle due sezioni, corrispondenti a percorsi di studio e ambiti di intervento differenti, si articola in più "settori", cioè incorpora profili riconducibili a "circoscritte e individuate attività professionali". Il settore "architettura" esiste sia nella Sezione A sia nella B: nel primo caso gli iscritti possono qualificarsi con il titolo di "architetto", mentre nel secondo si definiscono "architetti iunior". Gli articoli 17 e 18 del DPR 328/2001 indicano le caratteristiche e le modalità di organizzzazione delle due tipologie di Esame di Stato, distinte in base alla Sezione dell'Albo a cui consentono di accedere. Un professionista può anche iscriversi a più settori della stessa sezione, a patto di superare per ognuno di essi il previsto Esame di Stato.

sezione

settore

titolo

A

architettura

architetto

pianificazione territoriale

pianificatore territoriale

paesaggistica

paesaggista

conservazione dei beni culturali e ambientali

conservatore dei beni culturali e ambientali

B

architettura

architetto iunior

pianificazione

pianificatore iunior

Legge 1 agosto 2002 n. 173
Per consentire ai laureati del cosiddetto "Vecchio Ordinamento" di affrontare "esami di stato coerenti con il percorso formativo svolto", per il 2002 e il 2003 è stata prorogata la possibilità di sostenere prove regolamentate in base all'ordinamento in vigore prima del DPR 328/2001.

Dlgs 2 febbraio 2006 n. 30
Il potere di emanare leggi in materia di professioni, alla luce del trasferimento di competenze indicato dalla Legge 5 giugno 2003 n. 131, viene attribuito alle Regioni, che possono rilasciare – nel rispetto dei requisiti minimi di preparazione imposti dalle leggi statali – titoli professionali validi anche fuori dal territorio regionale. Il Decreto legislativo 30/2006 afferma che l'accesso alle professioni è libero, ma deve sottostare, anche in presenza di un decentramento delle decisioni politiche, ai parametri tecnici e ai titoli riconosciuti come indispensabili per tutelare l'interesse dei cittadini. Il provvedimento rimarca la natura impreditoriale della libera professione, soprattutto sul versante della concorrenza, e rimanda ancora una volta al riferimento rappresentato dalla legge statale per indirizzare le decisioni delle Regioni. Una forte limitazione all'impatto del decentramento di competenze amministrative in materia di questioni legate alla sfera delle professioni è rappresentata dal fatto che nell'ambito di applicazione del Dlgs 4/2006 non rientrano l'ordinamento e l'organizzazione degli ordini e dei collegi professionali.