Istituzione diplomi

Legge 19 novembre 1990 n.341
La Riforma degli ordinamenti didattici ha avuto come principale conseguenza l'introduzione dell'autonomia didattica (art. 11), intesa come gestione autonoma da parte delle Università delle proprie risorse strumentali e finanziarie. Il "regolamento didattico di ateneo" è il documento di programmazione che indirizza l'ordinamento degli studi, i corsi e le attività formative. Accanto ai percorsi più tradizionali (laurea, dottorato, specializzazione), gli Statuti delle Università devono includere i Diplomi universitari di durata triennale, corsi di formazione e di aggiornamento per studenti e dipendenti, attività autogestite e, ove possibile, corsi preparatori agli esami di abilitazione all'esercizio delle professioni. L'istituzione dei settori scientifico-disciplinari determina il raggruppamento dei vari insegnamenti e la ripartizione di docenti e ricercatori.

Legge 15 maggio 1997 n. 127 ("Bassanini")
Il Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, operando in molti casi "di concerto" con altri Ministeri interessati, interviene nella materia dell'ordinamento degli studi universitari attraverso uno o più decreti, che innanzitutto fissano per ognuno dei corsi la durata e il numero minimo di annualità. Rientra fra le prerogative del Ministero, pur nel rispetto della normativa europea e dell'autonomia degli Atenei, anche specificare le modalità di attivazione delle varie tipologie di corso ammesse dalla legge 341/1990 (compreso il diploma di laurea).

Legge 2 agosto 1999 n. 264
Per essere ammessi ai corsi di laurea e ai diplomi universitari per i quali sia stato fissato un limite di accessi, gli aspiranti iscritti devono superare prove di cultura generale e di acceramento della predisposizione verso le materie trattate nell'ambito dei corsi. Il numero di posti a livello nazionale e la loro ripartizione sono stabiliti dal Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, mentre l'individuazione dei posti in relazione ai corsi è affidata agli Atenei. Le Università vengono valutate sul versante della cosiddetta "offerta potenziale", un dato che il Ministero ricava tenendo conto dei posti nelle aule, delle attrezzature e dei laboratori, del personale docente e tecnico, dei servizi di orientamento e tutorato.