Riconoscimento

dei titoli nel settore dell'architettura

Direttive europee

Direttiva 85/384/CEE
La libera circolazione e l'attività anche temporanea dei professionisti operanti nel campo dell'architettura deve essere agevolata armonizzando normative e regolamenti dei singoli Stati membri della UE. A partire dal riconoscimento reciproco dei titoli che definiscono la figura di architetto nei vari contesti, il punto d'arrivo deve essere un sistema in cui, senza l'obbligo di iscrizione all'albo, gli Ordini debbano innanzitutto vigilare sulla deontologia.

Direttiva 89/48/CEE
Il riconoscimento della validità dei diplomi di istruzione superiori che attestano almeno tre anni di formazione professionale va attuato da parte degli Stati membri per favorire lo spostamento dei professionisti all'interno della Unione Europea. In presenza di differenze più o meno sostanziali rispetto ai programmi educativi oppure ai requisiti necessari nei singoli Stati per l'accesso alla professione, gli Stati ospitanti – ovvero quelli in cui si stabiliscono professionisti formatisi in altre parti della UE – potranno richiedere una prova delle esperienze professionali qualora la durata del periodo di formazione sia inferiore di almeno 1 anno di quella prevista nello Stato ospitante stesso. Come altro strumento di indagine delle competenze potrà essere applicato anche il tirocinio di adattamento, ad esempio quando la formazione di origine comprende materie diverse, non contemplate nello Stato ospitante. Viceversa, lo Stato ospitante non può rifiutare l'accesso ad una professione regolamentata se chi richiede il permesso di esercitarla possiede un diploma che ne paese d'origine garantisce comunque di potere svolgere l'attività in questione.

Direttiva 2005/36/CE
La scadenza del 20 ottobre 2007 è fondamentale per la disciplina del riconoscimento dei titoli professionali tra Stati membri dell'Unione Europea, innanzitutto poiché indica la data a partire dalla quale verranno abrogate – tra le altre – le Direttive 85/384/CEE e 89/48/CEE, che saranno sostituite dalla Direttiva 2005/36/CE. Entro la medesima data, inoltre, ognuno degli Stati membri dovrà indicare gli organi incaricati di rilasciare e valutare titoli di formazione e altri documenti attinenti il riconoscimento delle qualifiche professionali, nell'ambito delle procedure per consentire la mobilità dei professionisti all'interno della UE. Gli Stati dovranno anche attivare un "punto di contatto" rivolto ai cittadini per fornire supporto e informazioni. L'esigenza di attuare uno strumento normativo unico a livello comunitario è legata alla necessità di coordinare le modalità di riconoscimento dei titoli e delle esperienze dei professionisti che presentano richiesta per svolgere la propria attività in uno Stato membro diverso da quello di origine, per tutte le "professioni regolamentate", ovvero per le attività che possono essere svolte solo da soggetti in possesso di determinate qualifiche professionali.

Decreti di attuazione

Decreto Legislativo 27 gennaio 1992 n. 115
La Direttiva del Consiglio 89/48/CEE del 21 dicembre 1988 "relativa ad un sistema generale di riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore che sanzionano formazioni professionali di una durata minima di tre anni" è stata recepita nel nostro ordinamento dal D. Lgs. 115/92, che individua come riconoscibili in Italia i titoli conseguiti in altri Stati membri della UE dopo cicli di studio di livello universitario della durata di almeno tre anni. Se la formazione di professionisti che chiedono di poter svolgere la loro attività nel nostro Paese si è svolta in uno Stato non appartenente alla Comunità europea, lo Stato membro da cui essi provengono deve garantire, insieme al titolo che comunque viene preso in considerazione, anche un'esperienza professionale di tre anni. Un Decreto del Ministero competente – per l'architetto iunior e il pianificatore iunior si tratta del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca – deve definire i dettagli delle procedure che ammettono il tirocinio di adattamento e le prove attitudinali come coompensazione di materie fondamentali non affrontate nel percorso formativo, oppure di attività comprese nel profilo professionale in Italia ma non nello Stato membro di provenienza di chi richiede il riconoscimento del titolo. Il decreto di riconoscimento "attribuisce al beneficiario il diritto di accedere alla professione e di esercitarla, nel rispetto delle condizioni richieste dalla normativa vigente ai cittadini italiani".

Decreto Legislativo del 27 gennaio 1992 n.129
Per consentire a cittadini di altri Stati membri della UE di esercitare il diritto di stabilimento e svolgere in Italia la propria attività nel settore dell'architettura, a patto che siano in possesso di diplomi relativi a un percorso formativo universitario di almeno quattro anni di studi a tempo pieno (o di sei anni, di cui tre a tempo pieno), incentrato su aspetti teorici e pratici della disciplina, lo Stato italiano accetta domande di riconoscimento dei titoli da parte dei suddetti cittadini. La domanda deve essere presentata al Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, insieme a un certificato, emesso da un'autorità competente del Paese di origine, che testimoni la moralità del richiedente e ad un certificato di cittadinanza. Infatti sono in grado di essere ammessi all'esercizio della professione di architetto e di essere quindi iscritti all'albo degli architetti, i cittadini di Stati membri delle Comunità europee che possiedano un titolo riconosciuto, requisiti di moralità e residenza (o domicilio) in Italia. La facoltà di svolgere l'attività professionale può essere concessa anche temporaneamente: in tale eventualità, i soggetti ammessi vengono iscritti in appositi registri gestiti dai Consigli provinciali e dal Consiglio nazionale dell'ordine degli architetti.

Decreto legislativo dell'8 luglio 2003 n. 277
Attuando la Direttiva 2001/19/CE, che contiene modifiche alle Direttive del Consiglio inerenti il riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali tra Stati membri e riguardanti, tra le altre, la professione di architetto, il Decreto legislativo 277/2003 apporta di conseguenza lievi cambiamenti al testo del Decreto legislativo 27 gennaio 1992 n. 115 e del Decreto Legislativo 27 gennaio 1992 n.129 (art. 7, professione di architetto) – oltre a integrare i provvedimenti omologhi per le professioni di infermiere, odontoiatra, ostetrica, veterinario, farmacista, medico.